Dersu Uzala – Il piccolo uomo delle grandi pianure


Nel 1902, un ufficiale russo (Jurij Solomin) che deve fare dei rilievi topografici nella taiga siberiana incontra un cacciatore solitario, Dersu Uzala (Maksìm Munzuk). Si salvano reciprocamente la vita, e diventano amicissimi, malgrado le differenze. Il russo inviterà il cacciatore a venire da lui in città, ma il cacciatore ritornerà nella taiga…
Il ritorno al cinema di Kurosawa dopo l’insuccesso commerciale di Dodes’ka-den, il suo tentativo di suicidio e un silenzio di cinque anni: ispirato alle memorie del capitano Vladimir Arsen’ev (sceneggiato dal regista e Jurij Nagibin), è uno dei più bei film sull’amicizia e sul rapporto dell’uomo con la natura, semplice ed emozionante come solo i capolavori sanno essere. Commovente il modo con cui Kurosawa sa raccontare l’ingenuo animismo di Dersu (il suo parlare al fuoco e al vento, all’acqua e alla tigre), ma anche il suo senso di fratellanza universale (quando lascia qualche provvista nella capanna per il prossimo, eventuale occupante).
Girato nel corso di due anni in condizioni disagiate. Maksìm Munzuk nella vita fa il musicologo. Oscar come miglior film straniero. La versione italiana dura 15′ in meno dell’originale.

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Pubblicato il 11/10/2011, in Recensioni con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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