Dodes’ka-den


Ritratto della società contemporanea giapponese e degli emarginati, diseredati e disadattati da essa prodotti. Otto episodi per otto situazioni di dolore: il barbone lascia morire il proprio figlio; un quindicenne gira la bidonville alla guida di un tram immaginario (e continua a ripetere il suono onomatopeico con cui imita il rumore delle ruote sui binari e che dà il titolo al film); l’impiegato vittima della moglie bisbetica; un marito si rifiuta di parlare alla moglie; due operai ubriaconi si scambiano le mogli; lo zio violenta la nipote che si vendica su un coetaneo, l’unica persona che le aveva dimostrato un pò d’umanità; il marito di una moglie infedele ama i cinque figli come fossero suoi; a un artigiano è rimasta solo l’ironia per parare i colpi della sfortuna.
Tratto dal romanzo di Shugoro Yamamoto La Città Senza Stagioni, il film è la summa delle opere sociali del regista, nonché sua prima pellicola a colori. Bellissimo ma fu un fallimento e per questo motivo il regista tentò il suicidio.

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Pubblicato il 11/10/2011, in Recensioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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