Kagemusha – L’ombra del Guerriero


Giappone, secolo XVI: ucciso durante un assedio, il principe Shingen viene sostituito da un kagemusha (un uomo-ombra, cioè un sosia), un ladro (Tatsuya Nakadai) a cui viene insegnato a comportarsi da re per non togliere entusiasmo alle truppe e ingannare il nemico. Assolto il suo compito e poi smascherato, il kagemusha viene scacciato, ma non riuscirà ad abbandonare l’esercito: calatosi del tutto nel personaggio, morirà per difendere la bandiera dei “suoi” soldati e del “suo” regno.
Amara parabola sull’illusione della vita e la vanità della grandezza umana, il film (prodotto grazie a un finanziamento di Coppola e Lucas e sceneggiato dal regista con Masato Ide) fonde suggestioni derivate dalla letteratura medioevale giapponese e da quella europea (specie Shakespeare) con la lezione di astrattezza del teatro nō, ma stempera parte della sua forza drammatica nella gigantesca complessità produttiva. Proprio il gigantismo delle scene di massa, però sottolinea il fondamentale significato cromatico delle immagini e del colore, che Kurosawa usa simbolicamente e sperimentalmente. Il maggior successo commerciale del regista, tornato a girare nel suo paese dopo dieci anni di assenza. Palma d’oro a Cannes ex aequo con All That Jazz. Esiste una versione di 179′.

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Pubblicato il 11/10/2011, in Recensioni con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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