Rapsodia In Agosto


Ogni estate l’anziana Kane (Sachiko Murase), che ha perso i suoi cari nell’esplosione della bomba atomica di Nagasaki, ospita i suoi nipoti: questi riescono a convincerla a fare pace con i parenti americani – rappresentati da un cugino che viene per la prima volta a fare visita – ma non ad alleviarne il dolore. Tra il flash dell’occhio gigante, simbolo allucinatorio dell’esplosione – e la lunga sequenza con la nonna, impazzita, che arranca nella tempesta piegata come un fuscello, Kurosawa (che ha tratto la sceneggiatura da un romanzo di Kiyoko Murata) riesce a esprimere l’indicibilità della tragedia e l’incomunicabilità del dolore. Ma niente metafore e allegorie, per il resto: il film affronta temi come quelli della strage della bomba atomica e della possibilità di perdonare con una franchezza brutale che molti, poco generosamente, hanno tacciato di semplicismo e di retorica. Ma la semplicità del regista ultraottantenne è molto più problematica di quel che sembra, e soprattutto riesce a trasmettere emozioni che, al cinema, non si provano più così spesso. Tremendo il doppiaggio italiano, con voci da tv dei ragazzi e Gere – che in originale alternava inglese e giapponese – con un assurdo accento similinglese.

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Pubblicato il 11/10/2011, in Recensioni con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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