Rashōmon


Un monaco (Minoru Chiaki), un boscaiolo (Takashi Shimura) e un passante (Kichijiro Ueda) discutono del caso di un bandito (Toshiro Mifune) accusato di avere ucciso un samurai (Masayuki Mori) e di averne stuprato la moglie (Machiko Kyo). Ognuno dei partecipanti (i morti vengono evocati da una maga) racconta una versione diversa dei fatti, accollandosi la responsabilità del delitto, ma scaricandone la colpa sugli altri due. Il boscaiolo riferisce una quarta versione, che non va a onore di nessuno dei tre.
Una parabola sulla relatività delle verità, con un’apertura umanitaria nel finale. Congegnato con grande abilità e un superiore senso di ironia, e girato con uno stile nervoso e molto moderno. Il film che ha reso noti Kurosawa, Mifune e la Kyo in Occidente, Leone d’oro a Venezia e Oscar per il miglior film straniero. Accusato di essere troppo europeizzante dagli occidentali (ma i racconti di Akutagawa da cui è tratto sono degli anni Dieci), e poco amato in patria (i produttori non volevano mandarlo a Venezia perché pensavano fosso poco esportabile): capita anche ai capolavori.

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Pubblicato il 11/10/2011, in Recensioni con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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