La parola ai giurati


TITOLO ORIGINALE: “12 angry men”; REGIA: Sidney Lumet; ANNO: 1957; DURATA: 95’ b/n; CAST: Henry Fonda, Lee J. Cobb, Ed Begley, E. G. Marshall, Martin Balsam, Jack Klugman, Jack Warden

“The true administration of justice is the firmest pillar of good government” (la frase che campeggia sulla facciata del Palazzo di Giustizia di New York)

Esordio sul grande schermo memorabile per Sidney Lumet (6 anni dopo il debutto in televisione), con un’opera complessa nella sua apparente semplicità: la scelta di raccontare tutto in un’unità di spazio e tempo evidenzia ancora di più la qualità della messa in scena e ancor prima del materiale scritto, adattamento di un soggetto scritto nel ‘54 dallo stesso sceneggiatore del film, Reginald Rose.
Leggendo il titolo italiano ci si aspetta un classico legal drama, con gli occhi puntati sull’aula del tribunale. E invece, dopo una prima scena in esterni (in cui il palazzo di giustizia di New York col suo colonnato pare voglia schiacciarci), la cinepresa entra sì nell’aula, ma solo per pochi secondi nei quali il giudice (un tantino svogliato), in conclusione dell’ultima udienza, invita i membri della giuria di un processo per omicidio a scegliere con coscienza, essendo in gioco la vita del giovane imputato, accusato dell’assassinio del proprio padre. Poi Lumet decide di seguire la riunione, a porte praticamente chiuse, dei 12 giurati popolari, che, trattandosi di una pena di morte, sono costretti per legge a giungere ad un voto unanime. Il confronto, nonostante tale responsabilità, potrebbe concludersi in pochi secondi, non fosse che la prima votazione termina 11 a 1. La forza del film sta proprio nel modo in cui l’unico giurato inizialmente dubbioso (interpretato magistralmente da Henry Fonda, anche in veste di produttore) riesce a convincere (tra discussioni, offese, battute, pause di riflessione) gli altri undici colleghi assetati di giustizia/giustizialismo (insomma, arrabbiati, come suggerisce il titolo originale “12 angry men”), proprio come lo spettatore, non tanto dell’innocenza dell’imputato ma della necessità morale di discutere e confrontarsi su un caso di tale importanza: e, dopo aver messo analizzato tutte le prove, le testimonianze, il comportamento degli avvocati, l’unica certezza è il ragionevole dubbio. Naturalmente la riflessione è molto più ampia e ad essere messi sotto accusa sono un certo modo di applicare la giustizia, la volontà di dare alla popolazione, nel minor tempo possibile, un volto al colpevole (meglio se straniero), indipendentemente dal fatto se lo sia davvero o meno, e, alla fine, l’istituzione stessa della pena capitale.
Di questi dodici uomini non viene svelato quasi nulla, giusto l’attività lavorativa di due o tre di loro: dopotutto non importa molto cosa facciano nel privato questi cittadini qualunque (e ciò rafforza l’identificazione dello spettatore), a Lumet importa solo dell’evolversi della decisione in quelle quattro mura. Certo, qualcosa della loro estrazione sociale o qualche accenno ad interessi o precedenti esperienze di questo tipo viene evidenziato (benché mai esasperato, non vi è ombra di macchiette come siamo abituati oggi), ma esclusivamente per vedere come questi uomini interagiscono: tutti e dodici sono sullo stesso piano (vengono fatti accomodare al tavolo dal presidente di giuria in base al semplice ordine numerico che appare sul foglio), così come non vi sono attori protagonisti o comparse: la camera è molto attenta a tutti e dodici i volti, i primi piani non mancano. Il tutto con un velo continuo di tensione e di claustrofobia di questa stanza attanagliata da un caldo insopportabile che, con il dipanamento delle incertezze, lascia spazio ad un violento acquazzone, reale e simbolico (pure il ventilatore torna a funzionare solo dopo il raggiungimento della parità tra i giurati). Efficacissima la sequenza di chiusura: il giurato più anziano, come gesto di stima, chiede a Fonda come si chiama ma questa volta, contrariamente all’inizio, con la cinepresa sopra la scalinata ancora bagnata ma con l’impressione di un’aria decisamente più respirabile.
“La parola ai giurati”, costato 350’000 $, fu candidato a 3 premi Oscar (miglior film, regia e sceneggiatura), ma si dovette “accontentare” di un Bafta (miglior attore, H. Fonda), di due premi al festival di Berlino (tra cui l’Orso d’oro) e uno a quello di Locarno, più una serie di riconoscimenti da associazioni di critici e giornalisti.
Un autore che esordisce con questo film e che ci lascia come testamento “Onora il padre e la madre” non può che essere inserito, più che a ragione, tra i grandi del grande schermo.

Voto: 10/10

Pubblicato il 10/11/2011, in Recensioni con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 14 commenti.

  1. Adoro Lumet anche se purtroppo proprio questo film non l ho mai visto mi incuriosisce considerando la partecipazione del grande Fonda!!

  2. Se non è un capolavoro poco ci manca! Il cast è fenomenale, non è il solo Fonda a fare la differenza. Il tema ed i propositi morali del film sono elevatissimi, tanto che se ne dovrebbe proporre la visione obbligatoria nelle scuole. Anche se l’origine del dramma è televisiva, potente appare la sua portata chiaramente teatrale. Guardandolo oggi si apprezza parecchio la compattezza della sceneggiatura e della messa in scena, e quella fotografia di fine anni ’50 dona un non so che di magico, come se ci fosse un sostrato impalpabile di franchezza, di affidabilità a conferire maggior forza al messaggio di fondo. Una gran bella pagina di cinema.

  3. Te lo consiglio assolutamente Gio Jo: io non ne ho visti molti di Lumet (penso di essere a quota 4, questo, “Onora il padre…”, “Assassinio sull’O.E.” e “A prova di errore”) ma, seppur lentamente, sto provvedendo. Poi concordo assolutamente con Pasquale, l’intero cast è da brividi e sarebbe adattissimo per le scuole, proprio perchè il messaggio del film, oltre che potente, è ancora attualissimo. Ciao e grazie per i vostri commenti.

  4. Grazie ad entrambi per il consiglio allora cercherò di procurarlo al più presto! Io cmq non posso fare a meno di nominarvi un altro suo splendido lavoro Serpico con un Al Pacino davvero da oscar!!! Ha rappresentato benissimo la schifosa corruzione dell’ epoca che si espandeva anche ai piani piu alti non per nulla infatti è stato tratto da una storia vera la testimonianza drammatica del povero protagonista Frank Serpico da vedere e rivedere è sicuramente servito da esempio alle future generazioni…

  5. Mi manca😦 devo recuperare assolutamente!!!

  6. te lo consiglio caldamente fidati😉 cmq so che sei incasinato alex ma appena hai un attimo avrei bisogno di un consulto su Nuovo Cinema Paradiso mi sn comprato il dvd da poco e mi sn preso parecchio nervoso poi t spiego ihih

  7. Notevole anche “Serpico”! Ho il dvd a disposizione, pronto per la consultazione🙂

  8. Wow allora fammi sapere mi raccomando ci conto!😉

  9. Quanto avevate ragione sono sconvolto per non averlo visto non ci manca proprio nulla io lo ritengo davvero un capolavoro!!!!!!!!!!!!! uno dei migliori lavori di lumet non ci sn dubbi!!!

  10. Bravo Gio, detto fatto!!! Mitico!!🙂

  11. Il consiglio lo accetto e molto volentieri. In realtà ancora mi chiedo come abbia fatto a non vedere “Serpico” col mitico Al. Ogni tanto lo passano pure in tv, la prossima volta non ho scuse. Ciao😉

  12. ahah poi facci sax bello😉

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