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Cinema, ma voi come ci riuscite???


Ma voi come ci riuscite???

E’ chiaro il cinema è una delle mie passioni ma il cinema inteso come film mica come quel posto infernale dove pagando un biglietto non sai mai cosa c’è dentro la scatola. Perdonatemi questo sfogo ma io i film li guardo principalmente  a casa ma ogni tanto, sempre e solo per invito, finisco per trovarmi seduto su quelle poltrone scomode con la speranza che lo spot proiettato sia l’ultimo e a seguire ci sia il film per cui ho pagato. Ma procediamo con ordine…

Prima di sedersi ovviamente c’è da pagare il biglietto, non mi lamento del prezzo ma della fila che comincia da li e finisce dinanzi la porta della sala.

Piccola diapositiva rappresentativa:

La Fila..... 😦

A questo punto, dopo spintoni, palpatine e donne che lamentano di improvvise gravidanze….ci si siede al proprio posto. Tralasciando il fatto che i posti sono scomodissimi e per un uomo di taglia media con le gambe, davvero striminziti…si spengono le luci. Dopo una sfilza di spot publicitari arrivano i trailer ( quelli almeno servono a qualcosa) e alla fine arriva anche il film. Non passa nemmeno il primo tempo che già ci si rende conto di dove si è finiti.

A parte che c’è sempre lo splendido/a che invade il mio spazio tanto da poter mangiare i miei popcorn….

......................................

Ma vogliamo parlare di tipi del genere? Che parlano, giocano o accendono il cellulare??

Basta io rimango basito…. Ma succede solo da me? Voi non avete mai avuto di questi problemi? Vi prego ho bisogno di essere confortato!!!

Raccontatemi le vostre esperienze negative, se ne avete avute altrimenti, ditemi dove abitate che mi trasferisco li 🙂

😦

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“Pina 3D”, di Wim Wenders (2011)


L’atteso ritorno di Wim Wenders nelle sale si concretizza con un film-documentario volto, sulla falsariga di “Buenavista Social Club”, a far scoprire al mondo le meraviglie di una zona d’arte meritevole di un palcoscenico maggiore di quello che già di per sé è riuscito a conquistarsi da sola. E stavolta l’intreccio artistico coniuga cinepresa e danza, quest’ultima nella particolare forma del “Tanztheater”, il teatro-danza emerso nella Germania degli anni ’70 come rinnovata forma di linguaggio del balletto, che toccò l’apice della sua espressione con la danzatrice e coreografa tedesca Pina Bausch.

I due artisti teutonici si conoscono nel 1985, Wenders rimane affascinato dallo spettacolo seguito al Tanztheater di Wuppertal e inizia ben presto a farsi strada l’idea di un progetto atto a portare sul grande schermo le magie di quei balletti. A detta del regista però mancavano all’epoca i mezzi cinematografici idonei a trasporre sul grande schermo la densità espressiva ed emozionale del teatro-danza della Bausch. La svolta nel 2008 con l’avvento delle più recenti tecniche di ripresa tridimensionali, capaci finalmente di portare lo spettatore direttamente sul palcoscenico. La scomparsa della Bausch proprio alla vigilia dell’inizio delle riprese compromette la realizzazione dell’idea iniziale, che prevedeva un ruolo da protagonista assoluta per la coreografa tedesca. Fortunatamente restava intatta l’eredità artistica di Pina, i suoi spettacoli, i suoi discepoli, le numerose registrazioni video, ciò che ha permesso a Wenders di realizzare comunque un più che dignitoso omaggio all’arte della sua amica.

Nasce così il film di cui qui si parla, un documentario, per lo più, che si presenta come un affascinante excursus nella carriera della Bausch attraverso la riproposizione in immagini tridimensionali di alcuni dei suoi spettacoli più importanti, la “Sacre du printemps” del 1975,  “Café Müller” e “Kontakthof” del 1978, e “Vollmond” del 2006, col filo conduttore dettato dall’evidenziazione delle performance più rilevanti dei ballerini che hanno contribuito al loro successo, chiamati via via a commentare le rispettive relazioni e collaborazioni con la famosa coreografa, a rammentarne il pensiero e la filosofia artistica, gli insegnamenti, lo spirito.

Dunque in primo piano vengono i gesti, i movimenti, le intense espressioni delle danze coreografate dalla Bausch; grazie al 3D lo spettatore tocca i personaggi dei balletti, respira con loro, scende nelle profondità delle interpretazioni, è messo in condizione di cogliere ogni minima preziosa sfumatura cui la stessa Pina per prima attribuiva un’importanza fondamentale. E la magia si perpetra attraverso la celestiale tecnica di questi danzatori fenomenali, capaci di movimenti al limite dell’impossibile! Molte delle scene più intriganti degli spettacoli sono state girate in esterno, al centro e nelle periferie di Wuppertal, stabilendo così anche un curioso legame col passato dello stesso Wenders, che negli stessi posti aveva ambientato il suo “Alice nelle città” agli esordi della sua carriera.

E un ruolo non secondario alla riuscita dell’opera spetta anche alla musica, particolarmente suggestiva e adatta alla miglior proposizione delle immagini. Al di là delle musiche di Stravinski per “La Sagra della Primavera” (pensate cosa deve essere anche solo immaginare di danzarvi sopra!), e quelle di Henry Purcell per “Café Müller”, straordinaria è la colonna sonora curata da Thom Hanreich con la collaborazione di Jun Miyake (la cui “Lilies in the valley” è davvero deliziosa).

Dunque un gradito ritorno quello di Wim Wenders, con un’opera che è destinata a resistere al tempo come a sua volta lo sono gli spettacoli del Tanztheater in essa riproposti. L’invito è, come al solito, quello di goderne la visione rigorosamente sul grande schermo, e  stavolta con tanto di occhialini 3D! Voto: 8,5

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