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Pelham 123 – Ostaggi in Metropolitana


“Tutti dobbiamo una morte a Dio”

(Bernard Ryder/John Travolta)

Declassato per illecito a smistare treni in una stazione della metropolitana di New York, l’ex dirigente in attesa di giudizio Walter Garber (Denzel Washington) diventa suo malgrado negoziatore ideale del misterioso e determinato Bernard Ryder (John Travolta), che tiene in ostaggio diciotto persone sul locomotore di un treno partito da Pelham e minaccia di ucciderle tutte se entro un’ora non avrà dal sindaco (James Gandolfini)  dieci milioni di dollari.
La bella sceneggiatura di Brian Helgeland adatta liberamente, e aggiornandolo tecnologicamente ai tempi, il romanzo omonimo scritto da Morton Freedgood con lo pseudonimo di John Godey, e già portato sullo schermo col titolo Il colpo della Metropolitana nel 1974 e nel 1998. Usa lo spazio buio dei tunnel della subway per tornare a riflettere in metafora sulle ferite ancora aperte della New York post 11: la crisi economica che spinge alla follia, il relativismo dei concetti di giusto e sbagliato, le colpe dei politici, il clima di paranoia collettiva. La prima parte, concentrata sul duello verbale tra i due protagonisti, è ad alta tensione e lo stile rende un notevole senso di claustrofobia; l’epilogo, più canonicamente spettacolare e en plein air, funziona meno. Ma Washington è esemplarmente hollywoodiano nel rendere l’impotenza del suo antieroe, e Travolta esprime una sofferenza psicologica e fisica straordinaria, purtroppo dettata anche da drammi personali: il figlio malato è morto (a causa dei consigli sbagliati della chiesa di Scientology di cui era adepto) durante la lavorazione del film.

Pulp Fiction


“Ezechiele 25.17: “il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.” Ora, sono anni che dico questa cazzata, e se la sentivi significava che eri fatto. Non mi sono mai chiesto cosa volesse dire, pensavo che fosse una stronzata da dire a sangue freddo a un figlio di puttana prima di sparargli. Ma stamattina ho visto una cosa che mi ha fatto riflettere. Vedi, adesso penso, magari vuol dire che tu sei l’uomo malvagio e io sono l’uomo timorato, e il signor 9mm, qui, lui è il pastore che protegge il mio timorato sedere nella valle delle tenebre. O può voler dire che tu sei l’uomo timorato, e io sono il pastore, ed è il mondo ad essere malvagio ed egoista, forse. Questo mi piacerebbe. Ma questa cosa non è la verità. La verità è che TU sei il debole, e io sono la tirannia degli uomini malvagi. Ma ci sto provando, Ringo, ci sto provando, con grande fatica, a diventare il pastore.”
(Jules Winnfield/Samuel L. Jackson)

Una serie di storie che si intersecano a Los Angeles: 1) due balordi (Tim Roth e Amanda Plummer) stanno per fare una rapina in una tavola calda. 2) Due killer spietati , Vincent Vega (John Travolta) e Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) recuperano una misteriosa valigetta, puliscono la loro macchina sporca di sangue con l’aiuto di Wolf (Harvey Keitel), e finiscono proprio nel locale dove i due balordi fanno la rapina. 3) Vincent porta a ballare Mia (Uma Thurman), la moglie del capo Marsellus Wallace (Ving Rhames): ci finirà a letto? 4) Il pugile Butch (Bruce Willis), anziché andare a terra in un incontro truccato, uccide il suo avversario e tenta di fuggire da Marsellus: ma finisce assieme a lui nella tana di due assassini sadici.
“Pulp fiction” significa narrativa da quattro soldi, a base di sesso e violenza: ma Tarantino, da cinefilo che ama le citazioni, non prende nulla sul serio, e sdrammatizza le situazioni più truci con un umorismo ghignante a volte irresistibile. Un perfetto gioco d’incastri, dialoghi paradossali (il copione è di Tarantino con la collaborazione di Roger Avary per il soggetto), una buona direzione d’attori (Travolta e Jackson forse su tutti). La fotografia è di Andrzej Sekula; Danny De Vito è uno dei produttori esecutivi. Tarantino interpreta Jimmie, Pam Grier la sua fidanzata e Steve Buscemi è il sosia di Buddy Holly. Palma d’oro a Cannes nel 1994 e Oscar per la miglior sceneggiatura originale.

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